L’Italia e la Prima Guerra Mondiale

Il gioco di alleanze innescato all’inizio del secolo e il contrasto tra imperialismo britannico e tedesco, indipendenze reclamate, problemi etnici, territori irredenti da annettere alla madrepatria si scatena nel più grande conflitto fino ad allora combattuto noto inizialmente come “guerra europea”.

I tedeschi lanciarono la loro offensiva verso la Francia; un piano elaborato dal Feldmaresciallo Moltke che prevedeva di sconfiggere rapidamente la Francia tramite una manovra avvolgente attraverso il Belgio, per poi rivolgersi verso la Russia, nazione che aveva tempi di mobilitazione molto più lenti.

Entrano in azione oltre alle forze di terra anche le forze aeree con aerei e dirigibili da bombardamento.

Sui mari oltre alle navi arrivano i sommergibili, soprattutto gli U-Boot tedeschi.

Protetto nella traversata dalla Home Fleet anche l’esercito britannico raggiunge la Francia e si unisce alla battaglia sul fronte occidentale.

Sul fronte orientale le ostilità tra austro-tedeschi e russi iniziano con alterni successi.

Dopo una serie di sconfitte tedesche viene messo in comando il Feldmaresciallo Hindenburg che sconfigge i russi a Tannenberg e presso i laghi Masuri. Gli austriaci vengono respinti nella battaglia di Galizia.

La guerra si spostò rapidamente anche nei Balcani, là dove tutto ebbe inizio, dove Serbi e Austriaci si affrontavano con alterne vicende sostanzialmente ristabilendo il fronte sul confine prebellico.

Ma la guerra giunse anche nelle colonie tedesche e sui mari; in conflitto stava diventando veramente mondiale.

La guerra si allarga ala Turchia che entra in guerra nell’ottobre del 1914 aprendo un secondo fronte per la Russia e minacciando gli interessi britannici in Mesopotamia e sul canale di Suez.

Presto anche l’Italia entrerà in guerra ribaltando la sua precedente decisione di aderire alla Triplice Alleanza ma restando fedele allo spirito risorgimentale di cacciare gli stranieri dal suolo patrio.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra a fianco dell’Intesa. Alla fine il movimento interventista ha avuto la meglio e l’Italia è decisa a riprendersi le terre irredente: Trento e Trieste, cioè le regioni Trentino e Friuli Venezia Giulia e altri centri dalmati abitati da italiani.

 

Inizia la mobilitazione generale e la riconversione industriale, tutto è orientato allo sforzo bellico.

Dopo qualche modesto successo iniziale gli italiani vengono fermati dagli austriaci. La guerra si stabilizza mediante la creazione di sofisticati complessi di trincee. La combinazione mitragliatrice-filo spinato riesce a bloccare l’avanzata della fanteria con estrema facilità e le perdite aumentano vertiginosamente a ogni tentativo di offensiva.

Il fronte si assesta sul fiume Isonzo e lungo l’altopiano del Carso. Ogni metro di confine è difeso, presidiato e sorvegliato.

Inizia la guerra di trincea, la vita si sposta dalle case e caserme a buche scavate nel terreno. L’arrivo dell’inverno non fa che peggiorare le cose.

Nel 1916 la guerra continua con modesti successi da ambo le parti. A maggio gli austriaci lanciano la Strafexpedition, la “punizione” per gli italiani rei di aver lasciato la triplice alleanza.

Gli austriaci avanzano in Valsugana e nella valle dell’Adige.

Angelo Cosmano

È in questa serie di combattimenti che si inserisce maestosa la figura del Maresciallo Cosmano Angelo, un eroe rimasto in servizio fino al1940.

Il Maresciallo Maggiore Angelo Cosmano nacque il 10 marzo 1878 a Molochio (Reggio Calabria) e morì a reggio Calabria il 24 novembre 1940.

Nel maggio 1916, nel corso dell’Offensiva di Primavera in cui il nostro schieramento fu colto di sorpresa dagli Austriaci, Cosmano era a capo del 44° reggimento di fanteria. I nostri soldati ebbero consistenti perdite durante l’attacco (circa 1.500 uomini, tra cui 47 ufficiali) e il Maresciallo Cosmano fu abile nel guidare i suoi ad una strenua resistenza innalzando una barriera insormontabile. Fu così che con l’evolversi degli eventi, gli italiani furono in grado di effettuare un decisivo contrattacco. Cosmano rimase miracolosamente vivo e ottenne in seguito la massima onoreficenza al valore militare. Questa la motivazione:

Comandante di una sezione di mitraglieri, seppe col solo suo fuoco arrestare ingenti forze nemiche che l’accerchiavano. Per cinque ore, con un manipolo di valorosi, fronteggiò la situazione, contro un nemico soverchiante, compiendo prodigi di eroismo e di destrezza, mostrando sprezzo della morte e tenacia insuperabile.

Monte Lèmerle, 10 giugno 1916

Ad agosto gli italiani attaccano da Monte Sabotino al mare e conquistano Gorizia.

Sull’Isonzo si combattono ben otto battaglie tutte conclusesi con un nulla di fatto.

Nello stesso anno austriaci e italiani si scontrano anche in Albania, dove è stato prontamente inviato un corpo di spedizione.

Nel 1917 gli italiani sferrano altre due offensive sull’Isonzo con modesti risultati. Nel frattempo la Russia è passata sotto il controllo dei Bolscevichi di Lenin e come prima mossa esce dal conflitto. Austria e Germania possono ritirare le truppe dal fronte e schierarle verso l’Italia.

Il Feldmaresciallo tedesco Hindenburg e l’austriaco Von Straussenburg concepiscono un’offensiva combinata.

Il 24 ottobre 1917 gli austro-tedeschi attaccano supportati anche dal fuoco di granate a gas.

E’ la disfatta di Caporetto gli austro-tedeschi riescono a sfondare nella valle dell’Isonzo per 150 km fino alla città di Udine.

Gli italiani combattono una battaglia difensiva prima sul Tagliamento e poi sul Piave. Alla battaglia contribuisce in modo decisivo anche un giovane capitano: Erwing Rommel.

Gli italiani si battono in terra, ma anche in cielo, dove si distingue la figura del sergente Arturo Dell’Oro, nato in Cile ma accorso alla chiamata della Patria.

Arturo Dell’Oro nacque nel 1896 in Cile. La sua famiglia era una coppia d’italiani emigrata nel sud dell’America in cerca di lavoro.

Quando nel 1915 l’Italia entrò in guerra, Dell’Oro ebbe la possibilità di arruolarsi volontario tramite un Comitato per il reclutamento presente anche in Cile.

Giunto in Italia seguì un corso di pilotaggio, ottenendo così il brevetto per volare.

Nell’arco di poco tempo ottenne subito la sua prima Medaglia d’argento al valor militare e, in seguito, fu promosso al grado di Sergente.

Il 1° settembre 1917, fra i cieli di Belluno, intraprese un duello contro un aereo austriaco. Durante lo scontro a fuoco la fortuna abbandonò il giovane Dell’Oro: la sua mitragliatrice s’inceppò. Arturo Dell’Oro avrebbe potuto tentare una difficile fuga, ritirandosi dalla battaglia, ma il coraggio e l’amor di patria lo spinsero ad affrontare il nemico con l’unico mezzo rimastogli: il suo stesso aereo. In stile kamikaze, Arturo Dell’Oro si gettò col suo veicolo contro il nemico, lo affondò con successo, sacrificando la sua vita per la vittoria.

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